
Cosa succede se “l’autodeterminazione dei popoli” che la Carta dell’ONU proclama solennemente diventa poi fomento a spinte secessioniste, separatiste, strenuamente indipendentiste e localiste?
Sull’autodeterminazione dei popoli e l’Unione europea
Facciamo attenzione, l’Europa non è poi così unita come sembra ed il desiderio di autodeterminazione che sembrava potesse giungere solo dal Kosovo, e che si è finalmente concretizzato, arriva senza posa da quasi tutti gli angoli d’Europa. Paesi Baschi, Catalogna, l’appena sopito grido di Valloni e Fiamminghi, Transnistria, Baviera, il Sud- Tirolo italiano, e non sarebbe così strano se ricominciassero a farsi sentire anche gli indipendentisti dell’IRA che, pur avendo posto fine alla lotta armata nel luglio 2005, continuano a farsi sentire a livello politico e potrebbero ricominciare la lotta da un momento all’altro. Ed anche per Scozia, Galles, Ulster non siamo sicuri che sia da dare tutto per scontato.
… Paesi Baschi, Catalogna, Valloni e Fiamminghi, Transnistria, Baviera …Ci arriva la notizia di un Consiglio europeo dei Ministri che stava tentando di rimanere unito a favore del rinascimento kosovaro, e che ora si divide, approvando un documento in cui lascia autonomia ad ogni stato membro di schierarsi a favore o contro il riconoscimento, rompendo la debolissima unione, con Italia, Francia e Germania tra i grandi favorevoli e Spagna chiaramente contraria (non dimentichiamo la delicatissima questione dell’autonomismo interno), assieme a Russia (citiamo la Cecenia) e Serbia, contro cui l’Unione europea e la NATO stavano combattendo una guerra già vinta in partenza, a favore, non certamente di chi stava soccombendo, ma di chi già stava vincendo, ovvero gli indipendentisti kosovari dell’UCK, di cui faceva parte Thaci, l’attuale premier del neonato stato del Kosovo. Ricordiamo che una risoluzione ONU, di appena un anno prima dell’attacco alla Serbia (1999) definiva l’UCK come terroristi.
… e il Consiglio europeo che si divide sul riconoscimento …Non è poi così incomprensibile l’astio serbo verso l’UE. Eravamo abituati agli USA che non rispettano le risoluzioni ONU, ma da parte dell’Unione un simile comportamento era totalmente inaspettato.
Già, gli USA. È curioso vedere come, tra i vari vessilli esibiti a Priština e dintorni, vi siano state anche bandiere a stelle e strisce. Ed è altrettanto curioso vedere come George W. parli già di “governo kosovaro”. Tutto questo potrebbe apparentemente sembrare normale, i kosovari sono sempre stati filo-americani e Bush è sempre stato a favore dei movimenti “liberazionisti” (specialmente dove c’è il petrolio, ma questa è un’altra storia). E invece no, c’è un retroscena da non sottovalutare.
il «consenso» di Bush indispettisce la Russia…Ritorno di fiamma (fredda)?Prima si parlava della Russia. Una nazione sterminata – diciassette milioni di chilometri quadrati che vanno da Vladivostok a Kaliningrad – e una storia altrettanto sterminata, gloriosa e tragica, fatta di annessioni e dissoluzioni. Il ricordo di quelle di circa 20 anni fa è ancora fresco, e da quando lo Tsar Putin si è insediato, tutti gli altri movimenti indipendentisti sono stati sedati, con metodi più o meno ortodossi. E allora, è ovvio che lo Tsar chieda l’annullamento di questa dichiarazione unilaterale all’ONU.
E chi li vuole sentire poi, i ceceni, gli ossezi o gli abkhazi (tra parentesi, i rappresentanti di Ossezia e Abkhazia sono volati martedì a Mosca per rilasciare dichiarazioni ufficiali su tutta questa storia)? Inoltre, si sa, l’asse Belgrado-Mosca non è mai crollato. E quando si vedono serbi protestare addirittura a Parigi, assaltando ambasciate e sedi varie, con i governi serbi e russi che tuonano inferociti, c’è da essere preoccupati.
A questo punto, il sobrio “consenso” di Bush sembra essere atto più a indispettire la Russia che a sostenere di fatto i kosovari. Ritorno di fiamma (fredda)?
Sul riconoscimento
Facciamo chiarezza sulla questione del riconoscimento. Il riconoscimento da parte di uno stato della nascita di un altro non è fondamentale per la sua effettività. La statualità di un territorio è semplicemente una questione fattuale: sovranità interna ed indipendenza verso l’esterno sono le caratteristiche fattuali che richiede il diritto internazionale.
Dalla morte di Tito la questione balcana è andata sempre più precipitando e solo l’embrione di democrazia globale oggi esistente è riuscito a contenerla. Il problema ora è un altro. Cosa succederà ad un Kosovo che non ha il riconoscimento di diversi stati, e neppure di un’UE compatta? Il Kosovo è uno stato ricco finanziariamente, ma è comunque uno staterello, e i limiti fisici sono insormontabili. Il rischio che diventi crocevia di attività criminali, riciclaggio di denaro sporco, spaccio di stupefacenti, tratta di donne, è molto alto.
Senza un’Unione europea veramente unita alle spalle c’è da chiedersi chi riuscirà a farlo entrare nell’ovile della legalità certa, tutelandolo da derive criminali.
… l’azzardo è troppo alto …In un mondo in cui l’interdipendenza è così alta e la rete della globalizzazione ci stringe senza soluzione di continuità l’autodeterminazione dei popoli così esercitata mi sembra più un capriccio che una necessità politica reale, ma quando il dado è tratto ed il risultato è incerto possiamo cercare solo, se non di vincere la partita, di non subire danni irreparabili da una rovinosa sconfitta.
L’azzardo è troppo alto.









